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Atlante delle guerre e dei conflitti, VIII edizione

Mappatura aggiornata di guerre e conflitti in corso

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Atlante delle guerre e dei conflitti, VIII edizione
editore Terra Nuova Edizioni
formato Libro
collana Atlante delle guerre
pagine 96
pubblicazione 07/2018
ISBN/EAN 9788866814085
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Una mappa per informarsi e comprendere chi sta combattendo i più sanguinosi conflitti del nostro tempo. Perché senza lavoro e diritti il Pianeta muore ogni giorno.

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Come ogni anno, sono ormai nove, il libro racconta quello che accade e lo stato di salute del Pianeta, cercando di spiegare le ragioni che conducono alle troppe guerre. Un racconto dalla parte delle vittime, di tutti coloro che la guerra subiscono o ne patiscono le ragioni.

Si tratta di uno strumento utilissimo per insegnanti, genitori, giornalisti e per tutti coloro che vogliono informarsi e comprendere meglio ciò che sta succedendo nel mondo, come le guerre sono cambiate e come i civili siano sempre più vittime degli atti di violenza contemporanei.
 

Quarta di copertina

Dagli anni ’80 ad oggi, solo il 5% delle guerre combattute sul Pianeta sono state fra Stati nazionali. Sono state, cioè, guerre tradizionali, così come le abbiamo conosciute nel secolo scorso.
Nella stragrande maggioranza delle situazioni, a combattere sono stati gruppi, fazioni, eserciti rivoluzionari, gente che in qualche modo e per qualche ragione voleva arrivare al potere e al controllo delle risorse.
I quasi dieci milioni di morti di questi decenni sono figli di questo tipo di guerra.
(...)
Le ragioni possiamo misurarle con precisione: disuguaglianza economica e assenza di diritti e libertà portano inevitabilmente allo scontro. E portano ad accelerare i fenomeni migratori. Per l’Unhcr, sono 64,5milioni gli uomini e le donne in movimento sul pianeta, uno ogni 113 abitanti. Al dato ufficiale, andrebbe aggiunto il numero di chi lascia la propria terra in cerca di fortuna e di lavoro. Un fenomeno anche questo – appunto – globale, a cui gli Stati rispondono alzando muri di norme o muri reali: 22 quelli attuali.

I dati inesorabili spiegano cosa sta accadendo. Per la rivista Forbes Bill Gates, Amancio Ortega, Warren Buffet, Carlos Slim, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Larry Ellison e Michael Bloomberg sono gli otto uomini – uomini badate bene, le donne sono fuori anche da questa classifica – più ricchi del mondo. Il loro patrimonio complessivo è valutato attorno a 426 miliardi di dollari, pari alla ricchezza di metà della popolazione mondiale. Per estensione – il dato è di Oxfam – l’1% della popolazione mondiale più ricca controlla il 99% della ricchezza del Pianeta.

Ancora: fra il 2015 e il 2016 le dieci più grandi multinazionali hanno, tutte assieme, realizzato profitti superiori a quanto raccolto da 180 Paesi del Pianeta. Sette persone su dieci, nel mondo, vivono in luoghi dove la disuguaglianza è cresciuta: tra il 1988 e il 2011 il reddito medio del 10% più povero è aumentato di 65 dollari, meno di 3 dollari l’anno. Invece, il reddito dell’1% più ricco è salito di 11.800 dollari, vale a dire 182 volte tanto. Morale: i ricchi diventano più ricchi, i poveri restano poveri.

Sul fronte dei diritti, quelli più elementari, le cose non migliorano. Nonostante la produzione agricola mondiale cresca dell’1,5% annuo, ci sono ancora 830 milioni di esseri umani che rischiano la morte per fame. La cosa incredibile è che, nel mondo, abbiamo in contemporanea quasi lo stesso numero di obesi: 703 milioni.

850 milioni di individui non hanno accesso facile all’acqua, nel senso che hanno il primo pozzo ad almeno mezz’ora di distanza. 600 milioni non hanno servizi igienici utilizzabili e questo lo pagano caro – in realtà lo paghiamo tutti – sul fronte della salute, con quasi 300 milioni di esseri umani che ogni anno muoiono per malattie legate all’assenza di acqua e di igiene. 212 milioni, invece, sono quelli che muoiono a causa della malaria. Due miliardi di persone non ha alcun tipo di acceso a cure mediche. Spesso, poi, l’accesso alle cure è sbarrato dai costi esagerati dei farmaci, protetti da brevetti gelosamente custoditi dalle multinazionali farmaceutiche.

In questo quadro, si inseriscono le difficoltà dal punto di vista ambientale. Nel 2017 sono andati distrutti quasi 2 milioni di ettari di foresta. Due milioni e mezzo, invece, sono gli ettari di terra perduta all’agricoltura, a causa di desertificazione e erosione dei terreni. La conseguenza è nelle migrazioni interne in crescita, soprattutto in Africa. Le proiezioni dicono che, nel continente africano, nel 2050 avremo città di 60-90 milioni di abitanti. Saranno un inferno in terra, senza cibo, senza acqua. Già ora Città del Capo, città simbolo dell’emergente Sud Africa, rischia di rimanere senza acqua entro la fine del 2018.

Vi sembra un quadro precario? Lo è. Sullo sfondo resta l’idea di un mondo sempre in rosso, in debito. L’Overshoot Day, cioè il giorno in cui finiscono le risorse che il Pianeta riesce a generare, arriva sempre prima. Nel 2017 è stato il 2 agosto, l’anno prima era stato l’8 agosto. Di fatto, consumiamo 1,6 Pianeti all’anno e entro il 2030 ne consumeremo 2. In realtà è un dato falso, come molte statistiche: a consumare due pianeti – o anche più – saranno sempre i pochi che se lo possono permettere. Gli altri, tutti gli altri, continueranno semplicemente a morire gratis di fame, guerra e malattie.
Raffaele Crocco

Biografia dell'autore

Ass. Culturale 46° Parallelo

L’Associazione 46° Parallelo è nata a Trento. È nata per la voglia di affrontare alcuni temi, o forse di agire. Si è chiamata Associazione geografica, perché di geografia – intesa come conoscenza dei luoghi, delle persone, delle storie – si parla sempre meno. Si è detta culturale, perché suona bene. Soprattutto, però, l’associazione cerca di usare gli strumenti che ha disposizione – legati ai mestieri dei fondatori – per raccogliere fondi da investire in progetti di solidarietà e culturali.

Informazione e contatti
Sito: www.atlanteguerre.it

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