Editoriale: 18 miliardi in trucco
Se leggete queste righe vuol dire che fate parte di quel quarto dell’umanità (in tutto siamo 1,7 miliardi d’individui) appartenente alla cosiddetta «classe dei consumisti globali», tra cui sempre più numerosi si contano cinesi e indiani. Nel contempo, però, 2,8 miliardi di persone sopravvivono
con meno di 2 dollari al giorno e oltre un miliardo non ha accesso all’acqua potabile.
Il divario tra ricchi e poveri non è mai stato tanto profondo come oggi. «Il 12% della popolazione mondiale che vive in Nord America ed Europa occidentale monopolizza il 60% dei consumi privati totali – sottolinea il rapporto del World Watch Institute – mentre al 33% degli abitanti
del Pianeta, residenti in Asia ed Africa, resta solo il 3,2%». E così l’italiano e l’americano «ricco» oggi consumano in media 25 volte più energia dell’africano «povero».
Eppure per risolvere alcune delle emergenze umanitarie più gravi basterebbe che i Paesi ricchi rinunciassero a qualche genere di lusso. Basti pensare che americani ed europei spendono ogni anno 18 miliardi di dollari in trucco, 17 miliardi in cibo per animali, 15 miliardi in profumi e 11 miliardi in gelati (in quest’ultimo caso il dato si riferisce solo agli europei), mentre per debellare la fame e la sete nel mondo basterebbero, rispettivamente, 19 e 10 miliardi di dollari;
1,3 miliardi sarebbero sufficienti per immunizzare ogni bambino e 5 miliardi ad eliminare la piaga dell’analfabetismo dalla faccia della terra.
Da State of The World 2004, l’annuale rapporto sullo stato di salute del mondo compilato dal World Watch Institute (da marzo nelle librerie italiane, tradotto dalle Edizioni Ambiente).
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