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Dalla parte dei consumatori -
Non testato su animali: arrivano le linee guida della Ue
Bionews - Roma sempre più bio di Massimo Ilari
Mondo ciclabile! - 22 settembre: giornata europea senz’auto a cura di Pla.to
Segnalibro - Ecopsicologia a cura di Federica Del Guerra
Un orto francescano di Etain Addey
EDITORIALE di Mimmo Tringale
Stili di vita, salute e decrescita
Sempre più spesso i medici lamentano la scarsa attenzione che i loro pazienti prestano allo stile di vita. Che si tratti di medicina non convenzionale o allopatica, si continua a delegare al medico la nostra salute. Eppure già nel 1988, il Surgeon General, la massima autorità sanitaria degli Stati Uniti nel suo “Report on Nutrition and Health”, stimava che circa i 2/3 di tutte le morti che flagellano i paesi ricchi sono dovuti alla dieta. L’Organizzazione mondiale della sanità e la FAO, in un recente rapporto congiunto dal titolo “Dieta, nutrizione e la prevenzione delle malattie croniche” hanno sottolineato il ruolo dello stile di vita nella comparsa di malattie.
Non c’è guarigione, ama ripetere un caro amico medico, senza un profondo cambiamento dello stile di vita. Quando però si parla di stile di vita, si intende non solo dieta, attività fisica e assunzione di sostanze voluttuarie, ma anche l’ambiente in cui si vive. Che aria respiriamo, quale acqua beviamo, quanto è intenso il campo elettromagnetico in cui viviamo e lavoriamo? Appena mettiamo i piedi sull’uscio di casa, ma in realtà già all’interno delle mura domestiche, ci accorgiamo che lo stile di vita diventa un fatto sociale e dunque politico. Nell’ultimo Piano sanitario nazionale, l’obesità è stata definita la seconda causa di morte prevenibile, dopo il fumo, ma accanto all’obesità da iperfagia esiste un’obesità culturale, vera malattia dell’attuale modello di sviluppo.
E qui torna inevitabile il concetto di decrescita dell’amico Pallante. E’ impensabile pensare di crescere all’infinito, così come non è pensabile che possano continuare a crescere all’infinito i nostri appetiti.
La sfida dei prossimi anni, anzi dei prossimi mesi se si vuole dare ascolto al grido d’allarme lanciato da James Lovelock, è quello di contribuire all’affermazione di uno stile di vita, individuale e planetario, sostenibile e salutare. Solo così si potrà fermare la febbre del pianeta. L’alternativa? Semplicemente non c’è.
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